“La progettazione e realizzazione di un welfare efficace ed efficiente per la famiglia che punta al benessere deve poter promuovere il ruolo attivo delle famiglie nella sperimentazione di soluzioni vicine ai loro “mondi vitali”...

... coinvolgendole nella progettazione e realizzazione degli interventi, dei processi di crescita e più in generale di un efficace empowerment, inteso come “un processo dell’azione sociale attraverso il quale le persone, le organizzazioni e le comunità acquisiscono competenza sulle proprie vite, al fine di cambiare il proprio ambiente sociale e politico per migliorare l’equità e la qualità di vita” (M. A. Zimmerman, 2000).

Si tratta, dunque, di rinunciare ad interventi totalmente sostitutivi, di tipo assistenzialistico, e di fornire gli strumenti idonei a valorizzare la capacità della famiglia di essere un’insostituibile unità di servizi primari personalizzati e flessibili, che aumenta la sua capacità di rispondere ai propri bisogni, mettendosi in rete con altre famiglie con le quali condividere risorse e competenze.

Un servizio relazionale che offra aiuto partecipato e consapevole, che preveda la collaborazione tra chi offre l’intervento e chi lo riceve in un’ottica di sharing o di reciprocità (Rossi, 2005). Privilegiare l’aspetto dell’empowerment relazionale con la sua rete di risorse e competenze. Ciò consente di calibrare l’azione rispetto alle esigenze specifiche di un individuo considerato nel suo contesto relazionale, e in modo più allargato, nella sua rete di sistemi culturale, sociale, economico e politico. Relazionale è la possibile soluzione quando «la relazione di aiuto si configura come un’effettiva connessione reciproca tra i poli interessati, cioè la relazione di aiuto promana da tutti i punti coinvolti e l’andamento nel corso del tempo si organizza e si produce, strada facendo, in funzione degli input relazionali e delle necessità contingenti» (Folgheraiter, 1998).

Realizzare servizi che aderiscono al modello dell’empowerment significa favorire attivamente la compartecipazione in modo continuativo, dalla fase dell’ideazione e progettazione, alla realizzazione, dalla definizione stessa del problema a cui si deve rispondere, al confronto tra tutti i soggetti in qualche modo implicati – i cosiddetti stakeholder – e tale confronto deve continuare lungo tutto il processo, attraverso una verifica costante degli effetti delle decisioni prese, per eventualmente ricalibrare gli interventi e/o coinvolgere altri soggetti della rete, che si rendano via via disponibili.

Un servizio che punta alla “familiarizzazione” della persona, arricchisce l’idea di coinvolgimento diretto con la rete sociale e familiare di relazioni in cui è inserito.


Fondamentale nell’ottica di un welfare (well-being) e di un empowerment relazionale è:


  • la centralità della persona come soggetto attivo che può trovare nell’ascolto competente, informazioni, possibilità di confronto, risposte per far fronte ai propri bisogni, ampliando le proprie possibilità di scelta;
  • la famiglia, in tutte le sue forme, come una “risorsa” da sostenere e valorizzare nelle sue capacità relazionali, educative e di cura responsabile;
  • la comunità come luogo in cui è possibile sperimentare relazioni sociali fondate su apertura, disponibilità e fiducia reciproca.